“La mafia non è qualcosa di lontano dalla nostra realtà. Tutti noi dobbiamo comprendere quanto sia rischioso accettare compromessi da azioni criminose e quindi batterci per affermare pienamente la strada della legalità”. A lanciare questo potente messaggio ai giovani studenti di terza media è Maria Grazia Trotti che mercoledì 28 è stato ospite della scuola secondaria del nostro istituto presso i locali della BCC a conclusione del percorso incentrato sulla legalità. La donna, oggi 73enne, ha alle spalle una storia carica di sofferenza, raccontata però con coraggio e la voglia di condividere la propria testimonianza. Negli anni Novanta un evento cambiò per sempre e radicalmente la sua vita: da titolare di una gioielleria a Vigevano, divenne vittima di estorsione, a seguito di una rapina che, poi si scoprì, era stata sapientemente orchestrata per farla cadere in disgrazia e convincerla ad accettare un aiuto che poi si è rivelato fatale: da quel momento le richieste di denaro sono state pressanti fino a quando, a circa un anno dall’inizio degli episodi di estorsione, ha deciso di dire basta. “Mi sentivo violentata da persone che mi avevano tolto forze economiche, ma soprattutto la libertà e la dignità” ha raccontato. Quando le minacce di morte al figlio si sono fatte preoccupanti ha deciso di denunciare. “Ho esitato solo quando ho saputo che il questore a cui mi stavo rivolgendo è stato ucciso a sua volta dagli stessi clan del racket che stava cercando di sgominare, ma mio figlio mi ha dato la forza di andare avanti, prima di rimanere vittima di un tremendo incidente stradale in cui ha tragicamente perso la vita” ha proseguito la donna. All’epoca dei fatti però la legge per le vittime di estorsione era diversa da quella attuale e, pur essendo riuscita facendo da esca a far arrestare e condannare le persone che la stringevano nella morsa del pizzo, ha visto fallire la sua attività imprenditoriale. “Sono rimasta senza nulla, ma dopo la morte di mio figlio ho deciso di fondare l’associazione Vigevano Libera, di cui don Luigi Ciotti è stato il primo sostenitore – ha concluso – Oggi ascolto e aiuto le vittime come me, nel tentativo di farle sentire meno sole e di denunciare fermamente ogni azione criminale”. Grazie al suo coraggio e alla presa di coscienza, si è squarciata la cortina di paura e omertà. Dopo di lei, altri commercianti, artigiani ed imprenditori hanno denunciato le vessazioni subite per anni dal clan responsabile, i cui membri sono stati condannati nel 2014 per associazione di stampo mafioso e tuttora si trovano in carcere. Nel frattempo l’ex imprenditrice si è rimessa in gioco, laureandosi in Scienze Infermieristiche. La prova che rinascere, dopo tutto, si può e si deve. Presenti all’incontro, organizzato dalla referente per la legalità Teresa Schiattarella e dalla professoressa Carla Saracino, amica di famiglia, anche il referente provinciale di Libera, Enzo Giussani, che da anni collabora con il nostro istituto. A fare gli onori di casa Ruggero Redaelli, presidente di BCC, che ha chiesto ai ragazzi di fare un minuto di silenzio in ricordo del recente anniversario della Strage di Capaci, sottolineando come “ciascuno può fare la propria parte, non voltandosi o rinnegando ciò di cui si è testimoni per far sì che il ricordo diventi memoria e nuova responsabilità civile”.
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